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L’invisibilità dell’interprete

La parola interprete, oggi, richiama subito alla mente gli incontri delle grandi organizzazioni mondiali, dall’ONU alla NATO, dall’UNICEF alla FAO che non potrebbero certo avvenire se queste figure, la cui presenza spesso rimane invisibile, non fossero invece più che presenti e altamente specializzate.

L’interprete è il portavoce dell’oratore e non è tenuto a dare spiegazioni e chiarimenti o a prendere decisioni indipendenti;  deve rispettare un’etica professionale ed essere fedele al messaggio. Tuttavia, nella pratica, gli interpreti di conferenza omettono le ridondanze, adattano le strutture linguistiche, sostituiscono le battute; gli interpreti di tribunale adeguano anche il registro; gli interpreti di comunità o di trattativa consigliano gli oratori, spiegano processi e problemi. La figura dell’interprete rimarrebbe quindi sospesa a metà tra un attore invisibile e un mediatore versatile che si adatta al contesto comunicazionale, che deve essere necessariamente “imparziale”.

L’invisibilità tutela gli interpreti dall’essere ritenuti responsabili delle loro interpretazioni errate o dall’essere accusati di interferenze, e fa sì che possano raggiungere una comunicazione trasparente. Quanto più un interprete riesce a favorire l’interazione tra le parti senza mostrare alcun disagio o difficoltà, tanto più sarà ritenuto esperto.

L’espressione sconcertata dell’interprete Elisabetta Savigni Ullmann.

Non è un mestiere così facile e a volte si rischia di inceppare in delle gaffe: come non pensare all’evento con protagonista l’interprete incaricata di mediare tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in occasione della visita ufficiale del nostro capo di Stato nella Casa Bianca. La dottoressa Elisabetta Savigni Ullmann, attualmente docente all’Università del Maryland e già interprete italiana dei passati presidenti Clinton, Bush e Obama, ha lasciato più che intravedere sul suo volto l’incredulità derivante da alcune affermazioni indubbiamente discutibili del Presidente Trump, che si sarebbe poi trovata costretta a riportare al presidente Mattarella.

Nell’epoca dei social media, tali gaffe sono diventate virali nel giro di poche ore, così come le immagini ritraenti il volto quasi imbarazzato e sconcertato della Dott.ssa Savigni Ullmann si sono diffuse su Twitter, Facebook e persino sulle principali testate giornalistiche.

È da questo scandalo che si nota quanto anche dal più insignificante degli eventi, se ne possa scatenare uno di così grande portata, semplicemente perché non viene completamente rispettato il codice comportamentale che ogni professione ha di riferimento. Infatti, anche se non fosse minimamente nelle intenzioni dell’interprete quella di far parlare di sé, un codice deontologico non del tutto rispettato ha permesso invece che ciò accadesse. I due ideali distintivi della professione di interprete, neutralità e invisibilità, sono stati trascurati.

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